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“Scrivo per far comprendere che chi è disabile non è inutile”

Paola Cattelino, 53 anni, racconta del suo ultimo libro intitolato «Lettera a me stessa».

«Non ho l’ambizione di arrivare con il mio libro direttamente alle persone in situazione critica, perché di sicuro non avrebbero il tempo di leggerlo, ma spero che possa essere letto dai ragazzi nelle scuole e dalla gente al fine di aprire una finestra su un mondo di cui molto spesso non si conosce l’esistenza. Spero di essere riuscita a far capire il punto più importante e cioè che, anche chi ha delle difficoltà e può apparire inutile, in realtà non lo è». (disponibile contro offerta).

 Il volumetto è stato presentato al pubblico a palazzo regionale in occasione della Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità. La valdostana, accompagnata dalla sua assistente (perché la sua malattia rara, oltre a costringerla su una sedia a rotelle, non le permette più di parlare), ha riversato sulle pagine del libro i temi che le stanno a cuore: l’indipendenza fisica, i rapporti con il mondo esterno, i problemi nel dialogare e relazionarsi con gli altri, l’angoscia di rimanere da soli. Nel discorso letto al pubblico torna più volte il tema delle assistenti, delle difficoltà collegate a trovarne di adatte quando la disabilità si aggrava. Le criticità nascono «non dal livello di preparazione – spiega Cattelino –  ma dalla disponibilità a trovarsi di fronte a dei problemi sempre nuovi e diversi da quelli di ieri. Molto spesso, dopo la prima chiacchierata, e magari venendo anche una o due volte, gli assistenti si trovano del tutto spaesati. La prima volta in cui rimangono soli con me, alcuni decidono di andarsene, perché tutto è più complicato di quello che pensavano. Come mi è successo la scorsa estate».

Parlando di tempo e azioni, cosa significa per un disabile poter avere un’occupazione? «È molto utile – risponde – sia per le relazioni con i propri colleghi sia perché riuscire a sentirsi impegnati in qualcosa aumenta la propria autostima. Bisogna riconoscere, però, che esistono alcune disabilità per le quali è praticamente impossibile parlare di lavoro. Anche queste persone vanno considerate e bisognerebbe, innanzi tutto, riuscire a mettersi in contatto con loro e poi, facendosi appoggiare da qualche centro specializzato in ausili,  installare delle postazioni di lavoro a casa. Ciò implica certamente un impegno enorme e richiede, tra l’altro, dei tempi di realizzazione molto lunghi, ma, potrebbe diventare la nuova sfida per la nostra regione».

Fonte: La Stampa

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