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Sclerosi multipla: ritornare alla vita di sempre è stato difficile

Oggi pubblichiamo il terzo capitolo della storia di Giulia, che ci racconta com’è cominciata la sua convivenza forzata con lei, Samantha (così chiama la sclerosi multipla). Se non avete letto gli «episodi» precedenti, potete trovarli qui

Il dramma ebbe inizio proprio dopo le dimissioni ospedaliere, quando sapevo di dover riprendere la vita di tutti i giorni. La vita, quell’infame, non aspetta certo che tu riprenda fiato! Ritornare alla mia vita quotidiana fu uno dei momenti più difficili, uno ma non l’unico, ahimè.

Mi sentivo trascinare dalla corrente degli eventi, incapace di nuotare e, in più occasioni, sull’orlo di annegare.

 

Difficile ritorno alla vita sociale

Il mio ritorno alla vita sociale mi pose molte volte in una situazione di disagio facendomi pensare che forse non ne valeva la pena, facendomi chiedere il perché di questo necessario ritorno ai rapporti sociali. Sentivo da un lato la necessità di lasciar perdere, di tirarmi indietro, di lasciarmi risucchiare da questa sensazione di soffocamento che vivevo, ma allo stesso tempo sentivo che una parte di me non voleva arrendersi, non voleva darla vinta a lei, Samantha la mia sclerosi multipla. Si sa che lei è una tipa tosta, ma anche io non scherzo se mi impunto!

Ero costantemente in allerta, non mi fidavo assolutamente di Samantha: avevo paura che potesse cogliermi in contropiede facendomi uno sgambetto che mi avrebbe portata a terra rendendomi ridicola davanti a tutti, oppure scuotendomi spasmodicamente facendomi tremare.

Tremare mi infastidisce parecchio, soprattutto quando è visibile anche a chi mi sta intorno e che, per questo, spesso me lo fa notare con frasi del tipo: «Stai tremando?», oppure «Perché tremi?». In quei momenti vorrei rispondere a tono, vorrei dire loro di farsi una barcata di cavoli propri e, invece, mi trovo di solito a replicare con un semplice «ho freddo» o «sono agitata».

 

Come faccio a dirlo agli altri?

A dirla tutta in realtà non sono le persone ad innervosirmi, ma è Samantha. Mi da proprio sui nervi. Come faccio però a dirlo agli altri? Come glielo spiego? E davanti a queste domande scelgo più semplicemente di tacere, evitando di espormi troppo. In ogni caso, al di là delle ansie iniziali che hanno seguito il mio ritorno alla vita, mi sono pian piano resa conto che la nostra convivenza, seppur tesa, non mi dava particolari grattacapi. Finalmente aveva smesso di tenermi sempre per mano e si affacciava curiosa al mio mondo per capire che tipo di persona fossi. Lei restava comunque un’ospite indigesta che la maggior parte delle volte nascondevo davanti ai miei amici. Alcuni di loro non sanno ancora della sua esistenza.

Era difficile presentarla a chi mi conosceva perché avevo paura che potesse mettersi al centro dell’attenzione col suo fare egocentrico e che quindi le conversazioni puntassero tutte a lei. Volevo assolutamente evitare che ciò avvenisse perché temevo in particolare che la sua ingombrante presenza potesse spingere qualcuno ad allontanarsi da me.

Insomma, rappresentava a tutti gli effetti un problema e, mio malgrado, quando si tratta di Samantha tendo sempre a rimandare il momento dell’affronto. In fondo si sa che quando una persona dice: «poi lo faccio», in realtà non lo farà mai.

 

Ho iniziato a parlarne con pochi

Inizialmente cominciai a parlare di lei solo a pochi eletti che in qualche modo capirono il mio stato d’animo e che ad oggi mi domandano come procede la nostra convivenza forzata, se mi infastidisce disturbandomi, oppure non dicono e non chiedono nulla limitandosi semplicemente ad essere presenti tutte le volte che ho voglia di metterli al corrente di alcuni sviluppi.

In quel periodo mi fu sicuramente d’aiuto confidarmi e aprire le porte della mia vita a persone con le quali mi sento in sintonia e che so volermi bene, anche se sto ancora oggi facendo dei piccoli passi in tal senso. Vivo nella mia fortezza e a volte faccio fatica a sollevare subito quel ponte levatoio che separa il mio mondo da quello degli altri. È faticoso e fa paura. Come si dice, pur con tutta la buona fede che riponi verso le persone che tiri dentro la tua realtà, non sai mai come possono comportarsi a casa tua.

Questa convivenza forzata mi fece via via rendere conto di non avere più il controllo sulla mia vita e questo mi destabilizzò parecchio. Ero piena di insicurezze e di paure ed è solo con grande fatica che sono riuscita a risalire quel pozzo in cui ero sprofondata e a riprendere in mano la mia vita.

Tutte le volte che affronto una difficoltà, nonostante il tempo più o meno lungo che impiego a uscirne, quando ne esco, perché ne esco (fortunatamente), è come se dovessi ricominciare da capo.

Mi sento un po’ come quando si gioca ad un videogioco e dopo il game over hai una vita in più per continuare la partita. Quindi, RESTART!

Fonte: www.giovanioltrelasm.it

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