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Hpv, una settimana per parlare di prevenzione

Identikit di un salvavita. Snobbato nei paesi ricchi. Dal 20 al 27 novembre incontri per informare e per una maggiore consapevolezza sul tema..

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Donne vittime di violenza: arriva la prima casa rifugio in Irpinia

Accoglierà – fornendo loro tutta l’assistenza necessaria, con servizi di prim’ordine – donne maltrattate dagli uomini, donne vittime di abusi, fisici e non solo.

E lo farà onorando ogni giorno la memoria di Antonella Russo, giovane ragazza di Solofra che ha perso la vita nel meglio della sua gioventù, uccisa perché ha lottato e denunciato e si è battuta per la libertà, affinché non fosse la paura ad avere la meglio, affinché non avesse la meglio l’aguzzino di sua madre.

E’ ormai tutto pronto ad Ospedaletto d’Alpinolo, in provincia di Avellino, per l’apertura ufficiale della casa per donne maltrattate, la casa rifugio “Antonella Russo” che nasce da un’idea progettuale del Centro di solidarietà La Casa sulla Roccia di Avellino e grazie alla Demetra Società Cooperativa Sociale in qualità di soggetto attuatore.

“Purtroppo molto spesso non è sufficiente il solo ascolto. Purtroppo molto spesso la tutela dei diritti delle donne, primo fra tutti quello alla libertà e alla sicurezza personale, necessita di essere tradotta in uno spazio che accolga e contenga, che protegga e che offra un punto dove fermarsi per ritrovare quel sé perso in anni di violenza e annullamento per poi ricominciare”, dicono gli operatori di Casa sulla Roccia. La casa rifugio potrà ospitare fino a sei donne, con eventuali figli. Sono previste, al suo interno, varie figure specializzate, tutte donne, tutte rigorosamente volontarie e appositamente formate: avvocato, psicologa, assistente sociale.

Ovviamente, ci saranno anche tante altre volontarie, anche perché sarà data assistenza per tutto il giorno, anche di notte. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa – che anticipa l’apertura della Casa prevista per il 14 settembre – in programma venerdì 9 settembre, alle 10.15, in via Casale n. 2, Ospedaletto D’Alpinolo (nei pressi della Misericordia), cui prenderà parte, oltre ai rappresentanti del centro e dell’amministrazione comunale di Ospedaletto, anche la mamma di Antonella Russo.

Fonte: www.orticalab.it

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Donne straniere, essere mamma è un rischio

UN MELTING POT  di 200 diverse nazionalità che fa nascere i propri figli in Italia e contribuisce all’aumento della popolazione più delle donne italiane tra le quali la natalità è in diminuzione. Nei nostri ospedali, infatti, il 20% dei parti è relativo a donne d’origine straniere. Di queste madri sette su dieci sono originarie di Paesi al di fuori dell’Unione Europea. E il 13% di loro ha difficoltà burocratiche e amministrative per accedere alle prestazioni sanitarie. Una “fotografia” che rende l’idea della potenziale emergenza sanitaria legata ai flussi migratori e potenziata anche dalla questione dei profughi. Per questo la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo) dedica il suo 91° congresso nazionale che si apre oggi a Roma al tema La Salute al Femminile Tra Sostenibilità e Società Multietnica. Sono oltre 2.500 gli specialisti da tutta Italia che partecipano anche ai Congressi dell’Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani) e dell’Agui (Associazione ginecologi universitari italiani) che si stanno svolgendo in contemporanea.

Barriere linguistiche e difficoltà di accesso. Dall’inizio dell’anno oltre 15mila donne hanno attraversato il Mediterraneo e sono sbarcate sulle nostre coste. Alcune di loro sono in gravidanza e costrette, a volte, a partorire in condizioni estreme. “E’ fondamentale che a tutte queste donne sia garantita la migliore assistenza sanitaria, soprattutto nel momento del parto ma anche in tutte le altre fasi della vita” dichiara Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento tutela della salute della donna della Cattolica di Roma e Presidente del Congresso di Roma. “Le donne straniere in età fertile sono oltre 1 milione e 700mila. Sono numeri importanti e destinati per forza a crescere con il passare degli anni”. Ma una volta arrivati nel nostro paese, le migranti si trovano davanti una serie di barriere prima tra tutte quella linguistica che può compromettere l’accesso ai servizi sanitari italiani. Tra gli stranieri con più di 14 anni, il 13,8% dichiara di avere difficoltà nello spiegare in italiano al medico i disturbi o i sintomi di cui soffre. Il 14,9% afferma di avere difficoltà a comprendere quello che il medico dice. Un problema più accentuato tra le donne rispetto agli uomini. Il 13% degli stranieri ha, inoltre, difficoltà a svolgere le pratiche burocratiche per l’accesso ai servizi. “Le difficoltà linguistiche rischiano di allontanare dai nostri reparti donne che invece avrebbero bisogno di un aiuto” prosegue Scambia. Ma c’è anche una diversa concezione della maternità, della sessualità e più in generale del ruolo della donna.

Identikit delle migranti. In Italia ci sono oltre 5 milioni di migranti residenti che ormai rappresentano l’8% della popolazione. Ma come stanno in salute? Dipende dalla comunità e dal tempo di residenza in Italia. Ci sono, infatti, delle piccole isole felici e sono quelle delle extracomunitarie regolarizzate e ormai stabilmente residenti nel nostro paese, come le filippine: “Queste migranti si sono perfettamente integrate nella nostra società e hanno messo in atto una sorta di mediazione tra i loro stili di vita e quelli nostri per esempio per quanto riguarda l’alimentazione” sottolinea Enrico Vizza, Segretario Nazionale Sigo. “In questi gruppi ci sono meno criticità perché le donne seguono delle regole sanitarie ed hanno iniziato a far propri i comportamenti tipici della prevenzione tant’è vero che non ci sono casi di obesità e si fuma anche poco”.

Godono di buona salute. Dunque, queste migranti godono in genere di buona salute e prestano attenzione agli stili di vita. L’86% dà un giudizio positivo sul proprio benessere. Tra le extra-comunitarie l’83% non ha mai fumato una sigaretta. Il peso corporeo è adeguato per la maggior parte della popolazione straniera di 18 anni e più (il 57,8% è normopeso), soprattutto tra le donne (62,9%). Le straniere fanno un uso maggiore di medicinali (il 23,7% contro il 17,1% degli uomini).

Gli sbarchi dei profughi.
Una situazione completamente opposta rispetto a quella di chi arriva in Italia su un barcone e in piena emergenza. “In questi gruppi manca completamente la cultura della prevenzione e spesso c’è la piaga della prostituzione che si porta dietro le infezioni e le malattie sessualmente trasmissibili” prosegue Vizza. E poi ci sono tutte le altre problematiche di salute: “I problemi che riscontriamo più frequentemente sono quelli dermatologici con malattie come la scabbia, quelle delle malattie infettive e poi quelli di natura ginecologica ed ostetrica con donne incinte che, per esempio, hanno problemi di accrescimento fetale perchè si sono alimentate poco e male” ribadisce Scollo. “Finora siamo riusciti a far fronte a queste emergenze ma c’è un problema di sostenibilità economica ed ecco perché facciamo un appello alle Istituzioni perché ci aiutino a garantire a tutte le donne la migliore assistenza”.

Le mamme straniere.
Rispetto a quelle italiane, le extracomunitarie che partoriscono nei nostri reparti materno-infantili presentano caratteristiche leggermente diverse. “L’età media” sottolinea Vito Trojano, presidente nazionale Aogoi “si attesta a 29 anni contro i 32 delle italiane. Più della metà sono casalinghe e hanno una scolarità medio-bassa. Minore risulta anche il ricorso al taglio cesareo. Solo il 28% delle gestazioni termina con un’operazione chirurgica. Tra le donne originarie del Belpaese la quota sale al 37%. I punti nascita devono quindi essere riorganizzati tenendo conto di queste differenze”.

Poca prevenzione tra le più giovani. Ma oltre alle donne che arrivano già incinte, ci sono anche le migranti più giovani tra le quali la prevenzione stenta a ancora a diventare una regola. “L’80% delle adolescenti d’origine straniera non è mai andata dal ginecologo. Mentre solo il 30% delle loro coetanee italiane ha fatto altrettanto” sottolinea Paolo Scollo, presidente nazionale Sigo. Comportamenti sessuali pericolosi e mancato utilizzo di contraccettivi sono due fenomeni molto diffusi. “La prevenzione deve cominciare dalle scuole attraverso una maggiore informazione per tutti i ragazzi. Possiamo dare il nostro contributo per esempio formando gli operatori e gli insegnanti che dovranno tenere agli studenti lezioni di educazione alla sessualità e affettività”.

Le IVG. Secondo gli ultimi dati disponibili, in Italia nel 2014 sono state effettuate 97.535 interruzioni volontarie di gravidanza con un decremento del 5,1%. Tra le donne straniere, invece, il ricorso all’Ivg resta alto con un terzo di tutti gli aborti volontari (34%). Per tutte le classi di età, le straniere hanno tassi di abortività più elevati di 3-4 volte rispetto alle italiane. La classe più coinvolta nel fenomeno è quella dei 20-24 anni nella quale le straniere arrivano a quasi il 33 per 1.000 ovvero il 3.7 volte in più rispetto alle italiane. “Questa maggiore diffusione della Ivg tra le migranti è dovuta al fatto che non hanno la cultura della contraccezione

e non si rivolgono al ginecologo ed inoltre quando poi restano incinte tendono a nascondere la gravidanza perché se ne vergognano e dunque per loro l’interruzione di gravidanza è la via d’uscita più semplice” spiega Vizza.

Fonte: www.repubblica.it

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Non si ferma mai. Oro europeo 2016 per Beatrice Vio

Ci sono storie speciali come quella di Beatrice ‘Bebe’ Vio, giovanissima atleta paralimpica che e’ stata ospite con il premier Matteo Renzi all’ultima cena di stato della presidenza di Barack Obama alla Casa Bianca.

Ad Agosto ha vinto l’oro nel fioretto alle Paralimpiadi di Rio, la prima ad aver ottenuto questo risultato con 4 protesi artificiali dopo che ad 11 anni è stata costretta all’amputazione di braccia e gambe. Bebe è oggi una delle atlete paralimpiche italiane più note e influenti, ma si appassiona e si avvicina alla scherma nel 2002 a soli 5 anni, giovanissima. Nel 2008 poi viene colpita da una meningite fulminante che le causa una necrosi agli arti, tale da rendere necessaria l’amputazione. Dopo qualche mese di cure e riabilitazione torna subito alla sua passione, la scherma, nasce così per la giovane ragazza l’esigenza di impegnarsi in una nuova battaglia grazie ad una speciale protesi progettata per sostenere il fioretto stesso e contemporaneamente nasce per la famiglia la necessità di dare voce all’integrazione sociale tramite l’attività sportiva di bambini che hanno subito le stesse amputazioni di Beatrice. A questo scopo nel 2009 nasce l’associazione ONLUS Art4sport.

La giovane veneziana esordisce come schermitrice paralimpica, nel maggio 2010 a Bologna e già nel 2011 arriva per Bebe il primo grande risultato, diventando campionessa italiana Under 20. Nei due anni successivi si ripete e diventa per due anni consecutivi campionessa italiana assoluta. Arrivano poi l’oro nel fioretto individuale e a squadre agli Europei 2014 di Strasburgo, l’oro ai Mondiali 2014 di Varsavia Under 17. Il 2014 poi si dimostra un anno magnifico per la giovanissima atleta veneta che viene coronato dal conferimento del titolo di Italian Paralympic Award da parte del Comitato Italiano Paralimpico. La conferma del suo immenso talento e della sua grande forza emotiva arrivano nell’anno successivo quando durante il mese di settembre conquista anche una medaglia d’oro ai Mondiali di Eger nel fioretto individuale. Bebe inizia alla grande il suo 2016: conquista il titolo europeo, agli Europei di Casale Monferrato, proseguendo il percorso di risultati positivi: è campionessa europea 2016 grazie ad un’altra straordinaria prestazione, in finale, contro la russa Irina Mishurova col punteggio di 15-2.

Ma la sua giovanissima carriera viene coronata sicuramente dalla medaglia d’oro ottenuta a Rio 2016 lo scorso settembre, risultato ottenuto nello stesso giorno della storica medaglia di Alex Zanardi! Dobbiamo essere orgogliosi noi italiani di essere rappresentati da un atleta, ma sopratutto da una persona come Bebe Vio, che è riuscita a superare un periodo di difficoltà e a diventare la campionessa di scherma che sognava di diventare all’età di 5 anni.

 

 

Fonte: www.imille.org

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Incontriamo l’Auto Mutuo Aiuto: introduzione alla metodologia A.M.A.

Il CAMAP – Coordinamento Auto Mutuo Aiuto Piemonte propone due giornate di informazione e sperimentazione rivolte a tutte le persone interessate a conoscere la metodologia A.M.A. e chi vuole intraprendere il percorso per diventare facilitatore A.M.A.

Il corso si terrà sabato 12 e domenica 13 novembre 2016 presso CAMAP al 1° piano in c.so Unione Sovietica 220/D a Torino.

Per iscriversi è necessario compilare la scheda d’iscrizione e inviarla a segreteria.camap@gmail.com

Il volantino

Fonte: www.comune.torino.it

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Tratta, palloncini in aria per liberare il sogno delle donne sfruttate

La Comunità Papa Giovanni XXIII per celebrare la giornata europea contro la tratta di esseri umani partecipa all’iniziativa#liberailtuosogno lanciata dall’Osservatorio Interventi Tratta del Dipartimento delle Pari Opportunità. Il 18 ottobre in numerose città italiane che aderiscono saranno lanciati dei palloncini con lo slogan/hashtag#liberailtuosogno.  La Comunità Papa Giovanni scenderà in piazza a Verona, Bologna e Rimini. Verranno lanciati simultaneamente migliaia di palloncini, utilizzando lo slogan #Liberailtuosogno. Un gesto piccolo per richiamare l’attenzione della popolazione italiana e europea sulla questione della tratta di esseri umani, e più in generale sulle necessità che tutti contribuiscano al contrasto dello sfruttamento e a “liberare” il sogno di tante donne, uomini e bambini che si trovano in simili condizioni. E’ possibile da subito contribuire alla diffusione dell’iniziativa mettendo un Mi Piace sulla pagina facebookDecima Giornata Europea contro la tratta e all’evento ad essa collegato.

Da anni la Comunità di Don Benzi si batte contro la tratta degli esseri umani, con particolare attenzione alla tratta a scopo di sfruttamento sessuale (il 53% delle vititme di tratta è trafficato per prostituzione, e di questi circa un terzo sono minori).

“Siamo consapevoli che è una lotta difficile, che ha bisogno di cambiamenti forti — sono le parole di Giovanni Paolo Ramonda, presidente della Comunità. Cambiamenti culturali, sociali, ma anche legislativi. Come Comunità stiamo chiedendo al parlamento e al governo italiani di varare una legge che segua il cosiddetto modello nordico, (che prende il nome dalle legislazioni svedese e norvegese).
Lo scorso luglio la Comunità Papa Giovanni XXIIIha lanciato la campagna “Questo è il mio corpo” per la liberazione delle vittime della tratta a scopo di prostituzione. Obiettivo della campagna è il sostegno a una proposta di legge che riconosca che il cliente è complice dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù, e punendolo si colpisce la domanda. La campagna si rivolge, con strumenti diversi, ai singoli cittadini, alle associazioni e agli enti locali perché si mobilitino per fare pressione sul parlamento nei rispettivi contesti.  Una legge che prevede sanzioni per il cliente, in quanto rappresenta la domanda di un mercato turpe, in cui merce sono gli esseri umani. Anche la Francia da aprile l’ha fatto. I tempi sono maturi, in più gli stati, come la Germania, che hanno legalizzato la prostituzione hanno fallito”.

Fonte: www.redattoresociale.it

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Un premio internazionale a Lisa Perini

Importante il riconoscimento ottenuto dall’artista trevigiana Lisa Perini, persona con autismo, che a Vancouver, in Canada, si è aggiudicata il secondo premio nella categoria delle Arti Visive al 7° AWAF (Anca World Autism Festival), evento basato sullo scambio culturale tra realtà di ventisei Paesi del mondo che si occupano di autismo. In particolare, l’AWAF consente a molte persone affette da autismo di interfacciarsi ad altre, colpite dallo stesso disturbo, che hanno scelto, per esprimere la propria esperienza, la strada delle espressioni artistiche.

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Progetto RISEWISE per le donne

Per l’inclusione sociale e lavorativa delle donne con disabilità

RISEWISE è il progetto dell’ Università di Genova per l’ inclusione sociale e lavorativa delle donne con disabilità, alle quali vuole dare risposte di autonomia.

Coordinato dalla Responsabile scientifica, la Dott.ssa Cinzia Leone, RISEWISE  è un progetto quadriennale finanziato con fondi europei in ambito Horizon 2020, (circa 2 milioni di euro).

Partito lo scorso 1 settembre 2016, è stato presentato recentemente nel corso del Kick-off Meeting del progetto che si è tenuto il 22 e 23 settembre a Roma all’European Space, con la partecipazione dei Coordinatori delle Università e delle società coinvolte, italiane ed europee.

Cambiare la vita delle donne

In Italia il numero delle donne disabili, secondo i dati del 2008, viene stimato a circa 1.700.000 unità.

RISEWISE intende lanciare una sfida alla società contemporanea allo scopo di cambiare le pratiche di inclusione sociale e rendere disponibile anche a donne con disabilità una vita normale, garantendo lavoro, istruzione e famiglia.

Uno degli scopi del progetto è anche quello di sviluppare nuove competenze in grado di migliorare l’integrazione sociale e in generale la vita delle donne, secondo una prospettiva di genere che promuova un pieno godimento dei diritti e dell’uguaglianza di ogni persona.

Un lavoro di ricerca condiviso

Partendo da questi presupposti, il progetto scientifico RISEWISE affronta ogni aspetto della disabilità attraverso un approccio olistico interdisciplinare: sociologia, psicologia, informatica, diritto, ingegneria e politica, con riferimento al quadro normativo esistente e al sostegno delle attuali tecnologie assistive, sono gli ambiti coinvolti.

Secondo la Responsabile scientifica Cinzia Leone, il progetto RISEWISE sarà anche un’opportunità per le Università che sono partner dell’iniziativa per fare ricerca e aiutare in un campo dove l’interesse non è mai stato molto.

Le donne e i ricercatori coinvolti nell’attività di ricerca faranno visite presso le Università o e le piccole e medie imprese che partecipano al progetto tra Italia, Austria, Svezia, Spagna e Portogallo, implementeranno best practice e apporteranno possibili migliorie per la loro vita sociale, lavorativa e familiare.

Fonte: www.sociale.it

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La Mole s’illumina ancora di rosa contro il tumore al seno

Ottobre è ormai diventato il mese internazionale dedicato alla prevenzione del cancro alla mammella: in programma iniziative per informare sui rischi e le cure

L’Ottobre Rosa è ormai diventato il mese internazionale per la prevenzione del tumore al seno. E per celebrarlo questa sera, venerdì 7 ottobre, la Mole Antonelliana si colorerà di rosa. Sulla cupola del monumento sarà proiettato anche un cerchio con la scritta «Prevenzione salva la vita». Un messaggio conciso, che racchiude l’impegno di Andos, l’Associazione nazionale donne operate al seno.

FONDI NEGATI

L’evento quest’anno era a rischio ma «si è riusciti a realizzarlo grazie al contributo di un’azienda torinese, leader nel settore dello stampaggio in plastica di Villarbasse, che ci ha sponsorizzato», afferma la dottoressa Fulvia Pedani, presidentessa di Andos. La notizia era stata annunciata il 2 ottobre da La Stampa, dopo la risposta del Comune di Torino che, per la prima volta, ha negato all’associazione i fondi per pagare la bolletta di Iren per la mancanza di capitali.

GLI APPUNTAMENTI

Gli altri anni la Mole in rosa proseguiva per più giorni. Quest’anno ci si dovrà accontentare di una sola notte. A Rivoli, invece, il Comune ha accettato di illuminare la Casa del Conte Verde il 22. Le volontarie di Andos incontreranno poi tutte le donne il 16 ottobre in via Roma, con gli studenti di Medicina, e il 23 in piazza Castello, con un gazebo gestito insieme alla Croce Verde. Tutto questo per «richiamare l’attenzione sulla prevenzione, incoraggiando le donne ad aderire ai programmi di screening. Scoprire precocemente la malattia significa avere una qualità di vita diversa, senza deturpazioni. In piazza esporremo una mostra che fa capire come la malattia tolga, ma dia anche molto. Dalla malattia si esce più forti», conclude l’oncologa Pedani.

Fonte: www.lastampa.it

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Ragazze invisibili, utilizzare i dati per favorire l’uguaglianza

“Se non puoi vedere un problema, non puoi risolverlo. Milioni di ragazze sono invisibili. Sappiamo pochissimo della loro vita. E se sei invisibile, non hai diritti”. Maggiori informazioni